Ci sono inaugurazioni che profumano di taglio del nastro, discorsi raffinati e foto ricordo di rito. E poi ci sono quelle che raccontano la storia di un cambiamento fondamentale: un riassetto della mappa del lusso europeo.
L'apertura di HModa 126ad Aubervilliers rientra senza dubbio nella seconda categoria. Perché qui non si tratta di una semplice boutique, né dell'ennesimo "spazio concettuale" parigino. È un polo produttivo, un luogo progettato per mettere in contatto i clienti – case di moda, studi, reparti industriali – con un ecosistema di laboratori, prototipisti, formatori e specialisti dei materiali.
Il gesto è simbolico: un gruppo italiano, noto per riunire aziende manifatturiere al servizio di grandi marchi, ha scelto Seine-Saint-Denis per stabilire una presenza in Francia. Ma il simbolismo non ha valore senza una strategia: HModa non arriva a Parigi "solo per farsi vedere". Arriva per offrire un metodo, quasi una dottrina, in un settore che ha cambiato ritmo.
Il lusso non ha più il lusso della pianificazione a lungo termine... almeno non ovunque. I cicli si stanno accorciando, i materiali stanno diventando scarsi, la tracciabilità sta diventando uno sport di alto livello e l'attrattiva delle professioni si conquista ormai tanto nelle scuole quanto nelle officine.
Quindi, cosa significa davvero HModa 126? Perché Aubervilliers, perché ora e per chi? Uno sguardo dietro le quinte.
Aubervilliers, un nuovo indirizzo strategico per la manifattura del lusso
Per molto tempo, l'immagine del lusso francese è stata definita entro i confini cittadini: laboratori nascosti, dimore private, indirizzi storici. Ma l'industria del lusso – quella vera, quella che taglia, cuce, assembla, rifinisce e ispeziona – ha sempre avuto un rapporto più pragmatico con la geografia. Cerca spazio, competenza, logistica controllata e vicinanza a Parigi senza sottostare a tutti i suoi vincoli.
È proprio questo che illustra l'installazione di HModaad Aubervilliers. Il gruppo lo riconosce apertamente: Seine-Saint-Denis si sta affermando come nuovo centro nevralgico per l'industria del lusso, ed è facile capirne il perché. Chanel vi ha già allestito 19M, una vetrina e uno strumento per trasmettere la propria maestria artigianale. E nelle vicinanze, altri nomi – Hermès, Berluti, Moynat – si sono già insediati, plasmando un territorio in cui creatività, artigianalità e industria si intersecano sempre più.
Non è un caso che qui stia emergendo un nuovo vocabolario: parliamo di "distretti", "ecosistemi", "campus" e "innovazione". Il lusso, storicamente verticale e discreto, sta diventando anche una rete. Si sta strutturando, consolidando, rendendosi appetibile per attrarre talenti. E si sta espandendo oltre i suoi confini tradizionali.
HModa 126: una location che è tutt'altro che un semplice "ufficio"
Il lancio di HModa in Francia avviene con un nome ben preciso: HModa 126, un indirizzo che è diventato un'identità. Il negozio si trova al numero 126 di rue des Fillettes, ad Aubervilliers.
Un edificio che racconta già una storia
La cosa interessante è che il luogo stesso è già una piccola parabola di trasformazione: ex showroom Nike, magazzino risalente al 1880 riqualificato, HModa 126 assume un'estetica di riconversione, un'architettura industriale rimessa al servizio di un settore che a sua volta si sta reinventando.
Le fonti divergono sulla superficie: alcune parlano di 1.500 m² (FashionNetwork), altre di 3.000 m² (stampa specializzata italiana e Luxus+). In entrambi i casi, il messaggio è lo stesso: si tratta di uno strumento, non di uno sfondo.
E soprattutto, le persone non vengono qui solo per ammirare. Vengono qui per lavorare, testare, realizzare prototipi, discutere di costruzione, toccare i materiali, confrontare le idee con i vincoli industriali – in breve: per fare ciò che il lusso sa fare meglio quando è al suo apice, trasformando un'intenzione creativa in un oggetto impeccabile.
Quattro "anime" sotto lo stesso tetto: il modello HModa applicato alla Francia
Sul proprio sito web, HModa descrive HModa 126 come un luogo in cui quattro funzioni complementari : Showroom, Workshop, Accademia HModa e Ricerca e Sviluppo.
L'aspetto interessante è che questa struttura veicola una visione del lusso molto attuale: la produzione non si limita più alla semplice realizzazione, ma deve anche innovare, formare, archiviare e spiegare.
Lo showroom: una vetrina vivente di competenza
Nel settore del lusso, uno showroom non è mai neutrale. Trasmette la capacità di sedurre, rassicurare e mettere alla prova. Qui, lo showroom si presenta come uno spazio dedicato alle sinergie e alle competenze delle aziende del gruppo, in particolare attraverso creazioni co-sviluppate.
In pratica, è anche uno strumento di business intelligente: consente alle case di moda e agli studi di visualizzare una varietà di competenze – scarpe, abbigliamento, materiali, finiture – tutte in un unico posto e di avviare conversazioni concrete. Si risparmia tempo. Si riduce l'attrito. E in un settore in cui la qualità si basa su dettagli invisibili, vedere e toccare rimangono insostituibili.
Il laboratorio: dove l'idea diventa prototipo (e a volte capsula)
Il secondo pilastro è il laboratorio: il luogo dove “la visione prende forma”, dove l’innovazione incontra l’artigianalità per dare vita a prototipi, capsule, pezzi unici.
È qui che si comprende l'ambizione: HModa non viene solo a "presentare" l'Italia in Francia. Viene a costruire fiducia, dimostrando di poter essere veloce, precisa e accessibile senza compromettere gli standard artigianali.
Ed è anche una risposta alla forte domanda del mercato: i marchi vogliono proteggere i loro processi di sviluppo, mantenere il controllo sul prodotto, accelerare determinate tempistiche... il tutto preservando il prestigio della loro arte. Realizzare i prototipi vicino alla sede creativa (Parigi) è un chiaro vantaggio.
Accademia HModa: la formazione come infrastruttura
Terza anima: la formazione. HModa inscrive la trasmissione nel DNA del luogo attraverso Accademia HModa.
Non si tratta di un semplice "extra": è un'infrastruttura. Il settore del lusso si trova ad affrontare una sfida strutturale: cresce la necessità di manodopera qualificata, mentre è necessario ravvivare le vocazioni. Accademia HModa, a livello di gruppo, è stata fondata nel 2020 con l'obiettivo di supportare le nuove generazioni attraverso programmi di sviluppo professionale che coniugano teoria e pratica con aziende partner.
Anche in questo caso, la logica è chiara: la qualità non si compra, si crea.
R&S: archivi, ricerca e competitività
Infine, R&S: uno spazio pensato per accogliere clienti e partner, con collezioni, archivi e spazi di discussione. Ben lontano dal cliché del "laboratorio polveroso". Il lusso industriale di oggi ha bisogno di think tank: materiali, processi, sostenibilità, industrializzazione di precisione, ma anche di valorizzazione degli archivi (perché il futuro del lusso è spesso una sofisticata reinterpretazione del passato).
HModa, una “holding manifatturiera” in stile italiano
Per comprendere la portata di HModa 126, è necessario capire cos'è HModa: un polo industriale di lusso creato in Italia, che riunisce aziende manifatturiere al servizio di grandi marchi.
HModa dichiara di essere stata creata nel 2017 e di riunire 19 aziende, con un fatturato previsto per il 2024 di circa 260-265 milioni di euro , secondo quanto riportato da diverse pubblicazioni, e un organico di circa 1.700-1.800 persone.
Il tutto si inserisce in un quadro più ampio: HModa è un progetto legato a Holding Industriale (HIND), un gruppo fondato nel 2008 da Claudio Rovere, focalizzato sugli investimenti nelle PMI italiane.
Questa struttura "aggregata" è una risposta tutta italiana a una sfida tutta europea: come preservare le botteghe d'eccellenza (spesso a conduzione familiare), evitare il loro indebolimento e dare loro una potenza di fuoco compatibile con le aspettative delle case internazionali senza dissolverle in una logica puramente finanziaria.
Perché la Francia, perché adesso: il lusso in un'epoca di catene del valore tese?
Se HModa varca le Alpi, non è per romanticismo. È perché il valore è cambiato.
Innanzitutto, le case di moda hanno rafforzato il controllo sulla produzione: alcune hanno internalizzato la produzione, altre hanno investito in partner strategici. Ma continuano a ricercare, a seconda del progetto, la flessibilità e la reattività di partner esterni in grado di assorbire i picchi di produzione, risolvere problemi di sviluppo, proporre materiali alternativi o supportare uno studio di design in progetti complessi. Questo è precisamente ciò che HModa si propone di fare: essere "al servizio" dei marchi, senza però diventare un marchio a sua volta.
Poi, il confine tra creatività e industria si è fatto più labile. Art director e team di prodotto lavorano sempre più a stretto contatto con esperti tecnici, a volte fin dal primo concept. Creare uno spazio in cui passare dal concept alla prova (prototipo, test sui materiali, studi di fattibilità) rappresenta un vantaggio competitivo.
Infine, la Francia rimane un luogo in cui si prendono le decisioni. Parigi è un centro nevralgico: studi, showroom, fiere, scuole, eventi e, soprattutto... il calendario dei grandi marchi convergono qui. Stabilirsi vicino a questo polo accorcia il percorso tra un'idea e la sua realizzazione.
Un'alleanza franco-italiana: superare la rivalità storica attraverso l'architettura di rete
Il lusso ama le narrazioni legate al patrimonio, ma l'industria ha una memoria più pragmatica: Francia e Italia si considerano da tempo due potenze in competizione. Eppure, i loro punti di forza sono profondamente complementari.
Da parte francese: una capacità unica di generare desiderio, di imporre una silhouette, di inventare codici culturali globali. Da parte italiana: un'eccezionale densità manifatturiera, una cultura di reti di laboratori, agilità tecnica e un'ossessione per la "qualità fatta" che hanno creato un precedente.
Claudio Rovere riassume questa complementarietà contrapponendo, senza realmente contrapporsi, una Francia "capitale della creatività e del lusso" e un'Italia "grande nazione manifatturiera".
La scommessa di HModa 126 è quella di trasformare questo duo in una catena del valore fluida : le case mantengono la propria direzione creativa, ma possono contare su una piattaforma che sa come parlare di aspetti tecnici, scadenze, qualità e che in futuro può anche coinvolgere partner francesi.
Un polo che punta anche alle PMI francesi: la promessa di una reindustrializzazione "dall'alto verso il basso"
Questo è uno dei punti più interessanti: HModa non si limita ad annunciare un "punto di servizio" per i marchi francesi. Il gruppo spiega di voler aggregare i fornitori e gettare le basi perinvestimenti mirati in PMI francesi ben posizionate nei settori del lusso e dell'alta gamma.
In altre parole: non si tratta solo di esportare un modello italiano, ma di ricostruire un tessuto locale , facendo leva sull'effetto rete.
E affinché questa rete funzioni, sono necessari due ingredienti:
- Un flusso di affari credibile, generato dalla vicinanza alle abitazioni.
- La capacità di garantire lo sviluppo delle competenze (formazione) e di modernizzare gli strumenti (investimenti).
A questo proposito, FashionNetwork riferisce che HModa intende investire "decine di milioni di euro" in Francia e creare una rete di fornitori esperti.
Governance locale: la scelta di un volto "industriale" noto in Francia
Un altro segnale: HModa non gestisce le operazioni francesi da remoto. Secondo FashionNetwork, da maggio le attività in Francia sono guidate da Gilles Lasbordes, una figura ben nota nell'ecosistema tessile (in particolare attraverso Première Vision), e si prevede che il team crescerà.
Nel settore del lusso, la credibilità dipende spesso tanto dalle persone quanto dagli edifici. Nominare qualcuno che parli la lingua delle reti francesi, che comprenda i saloni, i ritmi, le esigenze, accelera l'integrazione.
La formazione è la chiave del successo: attrarre, formare, trattenere
Se dovessimo riassumere in una sola frase la crisi silenziosa del lusso, sarebbe questa: il know-how non si trasmette più "automaticamente".
Accademia HModa, fondata nel 2020, promuove un approccio che fonde corsi teorici con esperienze pratiche presso le aziende partner. Non si tratta di discorsi astratti; si tratta di costruire una pipeline di talenti in un momento in cui le officine sono alla ricerca di cucitrici, tagliatrici, meccaniche, montatrici e rifinitrici in grado di mantenere il ritmo dell'eccellenza.
Ed è qui che l'hub assume una dimensione quasi politica: formare significa conciliare il lusso con la realtà, valorizzare professioni concrete, rivalutare la mano, rendere il settore desiderabile senza mascherarlo.
Cosa cambia HModa 126 per le case: una "porta d'ingresso" industriale multifunzionale
Per una casa di moda, lavorare con una moltitudine di piccoli laboratori può essere sia una risorsa... sia una fonte di complessità. Moltiplica il numero di stakeholder, standard, tempi e rischi.
Il modello HModa offre un'altra interpretazione: riunire competenze complementari, offrire una soluzione più verticale e consentire a un marchio di trovare "tutto ciò che uno stilista o un marchio potrebbe desiderare per una collezione", secondo le parole riportate da FashionNetwork.
Non si tratta di un dettaglio di poco conto: in un momento in cui i team di prodotto sono sotto pressione, una piattaforma in grado di assorbire la complessità diventa una risorsa strategica.
E per l'ecosistema francese: un invito a pensare in termini di "reti" piuttosto che di "clique"
Da parte francese, l'arrivo di un attore come HModa può essere interpretato in due modi.
Interpretazione difensiva: "Un'altra azienda italiana che cerca di appropriarsi del valore."
Interpretazione costruttiva: "Finalmente, un modello che mette a disposizione risorse per strutturare, mettere in comune le risorse, formare e investire."
La verità, come spesso accade, dipenderà dall'esecuzione. Ma una cosa è certa: il lusso non può più operare in compartimenti stagni. La diversità di competenze è troppo grande, la posta in gioco (qualità, sostenibilità, tracciabilità, sovranità) troppo alta e la concorrenza globale troppo intensa. In questo senso, HModa 126 funge da catalizzatore: il futuro della produzione di lusso in Europa sarà probabilmente collaborativo, oppure non esisterà affatto.
Un luogo, ma soprattutto un segnale
HModa 126 potrebbe essere riassunto con un indirizzo: 126 rue des Fillettes, Aubervilliers. Ma non coglierebbe il punto.
HModa 126 lancia un segnale chiaro al mercato: la produzione non è più il retrobottega del lusso, ma il suo fondamento strategico. L'era della separazione tra creazione (glamour) e produzione (silenzio) sta tramontando. I marchi del lusso cercano partner capaci di innovare, formare, prototipare, industrializzare senza banalizzare e trasmettere sia risultati tangibili che sogni accattivanti.
Insediandosi nella Seine-Saint-Denis, nel cuore di un territorio sempre più densamente popolato di siti artigianali e industriali di alto livello, HModa propone un'alleanza concreta tra due potenze europee del lusso.
Resta da vedere cosa produrrà effettivamente questo polo: collaborazioni, investimenti, posti di lavoro, vocazioni, pezzi iconici... o, meglio ancora, un nuovo standard di cooperazione franco-italiana.
Se il lusso è un'arte, HModa 126 ci ricorda una semplice verità: l'arte non esiste senza un laboratorio.